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GDPR:
rischi e
preoccupazioni

GDPR
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//GDPR: rischi e preoccupazioni

Il GDPR rappresenta un appuntamento importante e potenzialmente uno spauracchio per le piccole e medie aziende del settore ma anche per i grandi colossi. Tuttavia potrebbe addirittura favorire proprio questi ultimi i quali, a dispetto delle aziende minori, dispongono delle competenze e degli strumenti migliori per accogliere le nuove disposizioni e proteggersi dagli eventuali rischi e sanzioni. Potremmo infatti vedere ben presto uno scenario in cui Facebook e Google (che già detengono più dell’80% del mercato della pubblicità digitale) usciranno dall’uragano GDPR, addirittura più forti e potenti a discapito di start up del settore, piccole e medie aziende.

A preoccupare, inoltre, sono le disposizioni di ratio sostanzialmente opposte che hanno attribuito agli Stati membri la possibilità di legiferare in autonomia al fine di “precisare” le norme contenute nel GDPR. In questo modo è in qualche maniera venuta meno l’iniziale visione d’insieme dell’UE e potrebbero addirittura sorgere contrasti tra il Regolamento e le leggi nazionali adottate per allinearsi allo stesso.

D’altronde va comunque detto che sono state proprio le grandi compagnie come Amazon, Google e Facebook ad aver “creato” il settore e soprattutto il mercato deibig data” circa dieci anni fa. La successiva esplosione di dati che ha rivoluzionato il settore del marketing e dell’adv e, più in generale la nostra vita, ci ha portato a compiere un balzo incredibile in un mondo prima inimmaginabile.

Circa sette miliardi e mezzo di esseri umani popolano il Mondo: quasi due terzi di questi possiedono un cellulare ed oltre la metà del mondo utilizza uno smartphone. Sono più di tre miliardi le persone che quotidianamente navigano su internet e sono attive sui social media, dando vita ad una spropositata quantità di informazioni che viene raccolta in tempo reale. La necessità di gestire questa enorme quantità di dati eterogenei (per tipologia e natura) ha portato alla definizione di algoritmi di lettura ed analisi sempre più raffinati.

BigData conosce molto bene i problemi derivanti dalla gestione di molteplici informazioni: dalla sicurezza informatica alla tutela della privacy, dalla disciplina dell’accessibilità alla conservazione. Problemi che hanno bisogno di soluzioni rapide.

L’Unione Europea ha provato a fornire un impianto normativo il più possibile completo (ma certo non definitivo ed assolutamente perfettibile) ma in questa decade (e probabilmente anche in futuro) gli stati e le loro normative sono sempre rimasti indietro rispetto alle straordinarie evoluzioni tecnologiche e sociali apportate dal settore digitale. I dati hanno smesso di avere le caratteristiche di un tempo ed i tradizionali sistemi di catalogazione ed analisi sono stati messi in crisi. Anche la famosa definizione delle 3V (Volume, Velocità e Varietà) non rappresenta più in maniera esaustiva la realtà dei “big data”. Ad oggi nella definizione del concetto di “big data” rientrano veridicità (la qualità del singolo dato), flessibilità, agilità e tanti altri fattori.

BigData, prima di altri attori del settore ha compreso come proteggere i dati significhi automaticamente garantirne la qualità controllando anche che lo sfruttamento di questi dati avvenga nel massimo rispetto e garantiscano il corretto raggiungimento delle finalità per le quali, spesso affrontando anche costi molto elevati, vengono raccolti ed utilizzati. È fondamentale garantire la qualità dei dati, il loro aggiornamento, la loro adeguatezza. BigData è in grado di predisporre trattamenti e procedure basate sui dati per fornire, negare od organizzare diversi servizi e prodotti. Per questo, ad oggi, si configura come un partner affidabile e competente. Grazie alla nostra storica professionalità, all’esattezza dei dati proprietari, alla trasparenza con la quale lavoriamo ed al rispetto con il quale trattiamo i nostri dati ed il patrimonio aziendale dei nostri partner. Rispettare il GDPR applicandolo in un’ottica di proattività, è il principale obiettivo di BigData: rappresenta il nostro investimento più importante. Sia in termini di tecnologia e personale, sia in termini di conoscenze.

L’emergere di big data nel settore delle imprese ha portato il cosiddetto “data mining” (selezione estrazione e categorizzazione dei dati) a rivestire un peso sempre più rilevante. Questo processo è utile ai fini della definizione di un modello (anche e soprattutto predittivo più che analitico) a partire da gradni quantità di dati grezzi, tra loro eterogenei in base a diversi parametri.

L’unica certezza al momento è che quando si parla di big data è ancora difficile trarre conclusioni, perchè i confini sono ancora indefiniti e in continua evoluzione. Nel 2017 il mercato dei big data in Italia ha, per la prima volta, superato il miliardo di euro, proseguendo la sua crescita trainata dalla spesa delle grandi aziende che utilizzano in prevalenza i “descriptive analytic” per definire i processi aziendali. Tuttavia, l’area di maggior interesse è quella dei “predictive analytic“, cioè gli strumenti avanzati che consentono di effettuare previsioni sull’evoluzione del mercato e sulle strategie. Tuttavia sta crescendo la consapevolezza delle opportunità che il settore offre alle imprese offerte tra business intelligence, big data ed analytic. Del resto non vi è convegno o workshop in non si parli (a volte a sproposito) di questi concetti e di come i dati e l’IoT (insieme alle nuove tecnologie automotive ed alla domotica) siano destinati ad innescare processi che trasformeranno ancora una volta radicalmente il nostro modo di vivere.

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