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GDPR:
cosa cambia
e come
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GDPR
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//GDPR: cosa cambia e come rispondere

Il 25 maggio 2018 inizierà ufficialmente l’era del GDPR, il General Data Protection Regulation. Il nuovo Regolamento Generale sulla protezione dei dati è entrato in vigore il 24 maggio 2016 ma tra poco verrà finalmente attuato estendendo l’obbligo di conformita a tutte le società che trattano dati personali di soggetti che risiedono nell’Unione Europea.

BigData è una delle pochissime aziende che, fin da subito, si è dotata di un’infrastruttura informatica adatta a supportare tutte le richieste del nuovo impianto normativo. È importante sapere che il nuovo Regolamento Generale colpirà qualsiasi azienda coinvolta nel trattamento dei dati personali di un utente residente nella UE, indipendentemente dalla localizzazione geografica dell’azienda o del luogo in cui i dati vengono gestiti ed elaborati. In sostanza, anche Facebook, Google, Amazon e gli altri colossi del settore digital si dovranno necessariamente adeguare a quanto stabilito. Le multe per i trasgressori saranno altissime dato che potranno raggiungere anche il 4% del fatturato globale dell’azienda (fino ad un massimo di 20 milioni di euro).

BigData è una delle poche aziende italiane a possedere da sempre un modello organizzativo compliant rispetto alle richieste del nuovo regolamento europeo. Possediamo processi e strumenti avanzati per la gestione della privacy ed abbiamo la capacitè di assicurare tutto quel che è necessario per un corretto trattamento dei dati. Il GDPR avrà infatti un impatto diretto su tutte le pratiche relative al trattamento dei dati personali introducendo l’obbligo per le aziende di nominare un Data Protection Officer col compito di assicurare una gestione corretta dei dati personali, la tenuta del Registro dei Trattamenti e gestire la preventiva valutazione di impatto quanto ai diritti e libertà dell’interessato (DPIA).

I dati dicono chi siamo, e come tali vanno protetti nel modo migliore: BigData è da sempre aggiornata sulle ultime novità e gli sviluppi delle normative che riguardano la gestione dei dati personali, le tecnologie e gli strumenti per il loro trattamento. Il GDPR però, rappresenta un importante banco di prova anche per tutti i giganti della Silicon Valley. Soprattutto per Facebook, finito recentemente nell’occhio del ciclone per il cosiddetto “Datagate“. Già da qualche giorno, gli utenti europei hanno iniziato a visualizzare le schermate che invitano a scegliere se (e quali) informazioni condividere con i partner commerciali dell’azienda. Per quanto riguarda il famigerato “riconoscimento facciale” (che permetteva alla piattaforma di individuare gli utenti presenti in una foto) sarà disabilitato di default e dovrà essere attivato dagli utenti. Per ridurre il rischio di far fronte ad innumerevoli multe, Zuckerberg farà comunque firmare un nuovo contratto agli utenti in tutto il Mondo non più con Facebook Ireland (società soggetta alle norme del GDPR) ma con Facebook Inc., soggetta alla normativa statunitense (ben più flessibile!). Riguardo alla spinosa questione dell’età, Facebook ha annunciato che, per rispettare le regole europee, chi ha fra i 13 ed i 16 anni dovrà produrre un consenso parentale. Anche WhatsApp ed Instagram, sempre di proprietà di Mark Zuckerberg, si stanno adeguando al Regolamento. Per entrambe sarà possibile scaricare i propri dati per conoscere quali informazioni personali hanno accumulato le app ma la complessa questione dell’età resta aperta. Mentre WhatsApp sarà vietato ai minori di 16 anni, Instagram, potrà essere utilizzato anche da chi ha meno di 18 anni ma l’età dell’utente influirà sia sul trattamento dei dati sia sulle potenzialit&agraà dello strumento.

Anche Google sta da tempo lavorando ad un adeguamento alla normativa il più possibile armonioso e corretto. Il colosso sfrutta commercialmente tutte le informazioni che raccoglie durante le nostre ricerche e dal 2012 ha raggruppato i dati degli utenti di tutte le sue piattaforme creando profili personali molto precisi e decisamente remunerativi. Per Google il mercato europeo à fondamentale e sarà cruciale rispondere correttamente al GDPR.

Le principali novità in casa Google riguardano la possibilità per siti e piattaforme di mostrare solo annunci non personalizzati e l’obbligo, per i partner di Google, editori ed inserzionisti che utilizzano i vari prodotti pubblicitari come AdSense, AdWords, DoubleClick, ecc., di assumersi la responsabilità di ottenere un esplicito consenso al trattamento dei dati da parte degli utenti ed all’utilizzo di cookies (per i quali non basterà più la generica informativa finora presente).

BigData ha da sempre a cuore la privacy e la sicurezza dei dati dei propri utenti e crede nella trasparenza delle proprie partnership commerciali. Da sempre ci impegniamo in questo campo e non abbiamo aspettato che le norme previste dal GDPR diventassero effettive per aggiornarci. Per Big Data l’attenzione riservata alla questione della privacy costituisce da sempre un vanto: svolgiamo la nostra professione con passione, trasparenza ed una forte etica morale. Ad oggi sono tantissime le aziende coinvolte dal GDPR che ancora non sono in regola con i requisiti minimi stabiliti dal Regolamento: eppure, imprese e Pubblica Amministrazione, dovrebbero considerare l’attuazione del GDPR non come un costo ma come un investimento necessario.

Per BigData ogni investimento in privacy e tecnologia significa sostenere il proprio sviluppo e la propria crescita nel mercato. Proteggere i dati significa anche assicurarne la qualità, una questione sempre più stringente e delicata. La nostra società vive sempre più grazie ai dati e ogni giorno di più non vi sarà ramo dell’attività produttiva e dei servizi che esente dal coinvolgimento nelle attività di Big Data e machine learning.

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